Intervista a Alessandro
Come ti chiami?
Alessandro Perego
Quanti anni hai?
43
Di dove sei?
Novara
Come mai hai voluto fare un’esperienza di missione, c’è un motivo particolare che ti ha spinto ad andare in Etiopia?
Nel marzo 2005 ho voluto recarmi in Etiopia per conoscere le 3 adozioni a distanza che abbiamo in famiglia. Inoltre ero in un momento non molto felice della mia vita pertanto volevo staccare un attimino e avere un momento di riflessione (dovevo per forza andare in un posto lontano e completamente diverso da dove vivo per capire che cosa volevo veramente fare e soprattutto per capire che i miei problemi di allora erano niente in confronto a quelli di tanta gente nel mondo).
C’era qualcosa o qualcuno che ti spingeva a non andare? Avevi qualche paura ad andare?
Ho avvisato tutti pochi giorni dalla partenza in modo tale che nessuno mi condizionasse, dopo erano comunque tutti felici per me.
Che cosa ti ha colpito di più al tuo arrivo ad Addis Abeba?
Ad Addis Abeba mi hanno colpito principalmente 2 cose: l’enorme numero di persone che vive e dorme sui marciapiedi o in mezzo alla strada in qualsiasi ora del giorno e della notte. Inoltre, il costante sorriso e la costante disponibilità nonostante la miseria e le disastrose condizioni di vita
Che sensazioni hai provato vivendo ad Emdibir, a contatto con la natura?
A Emdibir provo sempre una gran sensazione di pace e serenità che nella nostra società non esiste più.
Dopo questa esperienza pensi che qualcosa nella tua vita cambierà? Se si, che cosa?
Qualcosa è cambiato dopo la prima esperienza…ci sono tornato 6 volte, ormai sento l’esigenza tutti gli anni di staccare un momento dallo stress quotidiano.
E’ stato tutto come ti aspettavi?
La prima volta sono andato letteralmente alla cieca…successivamente bene o male so cosa mi aspetta (salvo sorprese dell’ultimo momento!!!)
Cosa ti rimarrà più impresso di questa esperienza?
Il poter vivere a stretto contatto con gente, usi e costumi, completamente diversi dalla ns società che vive ancora nei tucul tradizionali.
Quali sono stati i momenti più belli che hai vissuto in missione?
Quest’anno, grazie alle suore dell’ambulatorio di Burat, ho potuto assistere per la prima volta ad un parto in diretta. Una nuova vita, nonostante le difficoltà, è sempre una cosa magnifica.
C’è qualcosa che ti ha veramente stupito?
Mi hanno stupito i progressi e i “miracoli” che le suore e i missionari locali fanno tutti i giorni nonostante la povertà di attrezzature e fondi.
Quale consiglio daresti ai futuri volontari?
Ai futuri volontari dico di recarsi sul posto con grande entusiasmo e di stare sereni, qualsiasi loro conoscenza, esperienza lavorativa, attitudine sarà ricompensata da un grande sorriso e ringraziamento da parte di tutti. Qualsiasi cosa che verrà fatta sarà sempre qualcosa in più anche per loro.
Ti piacerebbe ritornare ad Emdibir? E’ perchè?
Mi piace sempre tornare a Emdibir, rivedere gli amici e assaporare come ho già detto pace, serenità e semplicità delle persone.
Consiglieresti ad altre persone di fare un’esperienza simile?
Nel limite delle possibilità di ognuno, consiglio a tutti di provare un’esperienza di volontariato. Il posto dove ci si reca o la durata del periodo non è importante. Quello che è importante è confrontarsi con una realtà di vita e con della gente più sfortunata di noi per capire quanto siamo fortunati e soprattutto quanto ci lamentiamo inutilmente e non sappiamo apprezzare adeguatamente quello che abbiamo. E importante anche per capire che sovente essere poveri e non avere niente non significa essere necessariamente inferiori a noi, anzi…
Nessun commento presente.
Leave a reply



