Intervista a Andrea
Come ti chiami?
Andrea Moro
Quanti anni hai?
22
Di dove sei?
Udine
Come mai hai voluto fare un’esperienza di missione, c’è un motivo particolare che ti ha spinto ad andare in Etiopia?
La curiosità di vedere una realtà molto diversa da quella in cui sono cresciuto, andando al di là del modo in cui la televisione ed i media in generale presentano queste zone del mondo; una grande passione per i viaggi; studio scienze internazionali e diplomatiche e nutro un forte interesse per il settore del volontariato internazionale, di cui sento spesso parlare all’università. La scelta di partire in particolare per l’Etiopia è nata da ragioni prevalentemente pratiche, come la durata del soggiorno, l’utilizzo dell’inglese, e le testimonianze di chi era partito prima di me, che ho trovato molto interessanti. Si è poi rivelata una scelta molto fortunata.
C’era qualcosa o qualcuno che ti spingeva a non andare? Avevi qualche paura ad andare?
Naturalmente ero un po’intimorito dalla possibilità di essere impreparato al viaggio, poiché non conoscevo esattamente la realtà dove avrei passato un mese. Informarsi comunque è stato facile, e ad Emdibir mi sono sentito a casa dopo pochissimi giorni.
Che cosa ti ha colpito di più al tuo arrivo ad Addis Abeba?
La disorganizzazione della città, il caos, il fatto che dietro ad ogni piccolo gesto come riempire il sacco della spesa ci sia qualcuno disposto a farlo al posto tuo in cambio di un piccolo compenso.
Che sensazioni hai provato vivendo ad Emdibir, a contatto con la natura?
In realtà in contatto con la natura era una cosa cui ero già abituato, in ogni caso è sempre un’esperienza positiva da ripetere: ci si rende conto di che cosa conti davvero.
Dopo questa esperienza pensi che qualcosa nella tua vita cambierà? Se si, che cosa?
Si, anche se è difficile dire che cosa di preciso e in poche righe, perché è un tipo di esperienza che ti tocca a vari livelli, in modo più o meno consapevole. Sicuramente si impara a dare valore alle cose davvero importanti, ci si rende conto di quanto si è fortunati per il solo fatto di avere la possibilità economica di partire, e si capisce che questa fortuna non deve mai essere data per scontata, la si deve onorare.
E’ stato tutto come ti aspettavi?
No. Quando Davide Trevisan (il mio compagno di viaggio) ed io abbiamo occasione di presentare la nostra esperienza diciamo sempre che all’inizio siamo rimasti un po’ delusi dalla situazione agevole in cui vivevamo lì, perché volevamo davvero scontrarci con una realtà difficile. Poi però aggiungiamo sempre che a pancia piena si fanno discorsi che altrimenti non si farebbero, e questo significa vivere un’esperienza rara e preziosa in modo più consapevole.
Cosa ti rimarrà più impresso di questa esperienza?
Le mille domande con cui sono tornato a casa.
Quali sono stati i momenti più belli che hai vissuto in missione?
Le discussioni, che sono state VERE occasioni di scambio e di conoscenza.
C’è qualcosa che ti ha veramente stupito?
Non c’è qualcosa, ci sono una miriade di cose. Se devo sceglierne una però dico l’ospitalità.
Quale consiglio daresti ai futuri volontari?
Di affidarsi a Paolo, tenendo bene a mente i suoi consigli e cercando di lasciare in camera le troppe precauzioni con cui inevitabilmente si parte. La testa va sempre usata, ma farsi trascinare dagli eventi e accettare le cose come vengono è forse l’unico modo per vivere con pienezza quest’esperienza. Sforzarsi di non pensare secondo gli schemi cui si è abituati è una delle esperienze più appaganti che un viaggio come questo può regalare.
Ti piacerebbe ritornare ad Emdibir? E’ perchè?
Mi piacerebbe moltissimo, anche se vorrei avere la possibilità di impegnarmi più concretamente in qualche attività o progetto.
Consiglieresti ad altre persone di fare un’esperienza simile?
Assolutamente si. Secondo me un’esperienza come questa giova sia a chi vuole fare del volontariato internazionale una scelta professionale e di vita, sia a chi coltiva tutt’altri interessi ma nutre una semplice curiosità in questo senso. Entrambi sono stimoli che vanno coltivati.
Nessun commento presente.
Leave a reply