La situazione in Diocesi ed i progetti da sostenere
L’Eparchia, o diocesi, di Emdibir, è l’ultima nata fra le undici diocesi dell’Etiopia. E’ stata infatti costituita il 25 Novembre 2003 da Papa Giovanni Paolo II, staccandola dall’Arcidiocesi di Addis Abeba, dalla quale in precedenza dipendeva.
La diocesi comprende l’intera regione del Guraghe e parte della zona di Wolisso e Goro, nello stato dell’Oromia: la superficie è di 9.000 Km quadrati con una popolazione di circa 3 milioni di abitanti.
I cattolici sono una piccola minoranza, circa 24.000, molto attiva, tuttavia, nell’offrire momenti di aiuto e di collaborazione rivolti indifferentemente a tutta la popolazione, qualunque sia la confessione religiosa praticata. Apparentemente è una comunità esigua, ma è la realtà che più di tutte contribuisce allo sviluppo e alla promozione umana della collettività. Basti pensare che gli unici due ospedali nel raggio di 360 Km. sono gestiti dalla Chiesa cattolica. Sono gli ospedali di Attat, nato circa 40 anni fa, e quello di Wolisso, costruito 10 anni fa e realizzato con il contributo dell’8 per mille degli italiani assegnati dalla CEI e l’aiuto e la cooperazione del CUAMM di Padova, istituzione che forma dottori missionari.
La Chiesa cattolica gestisce inoltre tramite personale religioso e laico sei ambulatori, che si possono a buon titolo considerare dei piccoli ospedali rurali. In questi ambulatori il personale religioso presta servizio praticamente 24 ore su 24. Questi servizi salvano la vita di molte mamme e di molti bambini, in una zona dove la mortalità infantile è purtroppo alta. Quando arrivano partorienti in condizioni critiche, le suore mettono a disposizione una macchina per il loro trasporto all’ospedale. Ogni ambulatorio visita quotidianamente dai 100 ai 150 pazienti.
In questi centri il lavoro viene portato avanti anche con l’aiuto di molti medici ed infermieri che vengono in Etiopia fruendo delle ferie o di congedi straordinari e si trattengono chi per due, chi per tre settimane, ed altri anche per un mese, laddove direzioni ospedaliere più sensibili concedono questo lasso di tempo ai propri dipendenti.
I volontari arrivano a Emdibir anche per svolgere molte altre attività di sviluppo, mettendo a disposizione la loro professionalità. Ecco allora arrivare falegnami, elettricisti, meccanici, persone che sanno usare il computer, ecc. Il volontariato non ha limiti e tutte le persone di buona volontà hanno qualcosa da insegnare: tutti sono i benvenuti, si chiede loro soltanto spirito di servizio, buona volontà e condivisione con i problemi della gente del posto.
Oltre alle cliniche, la chiesa cattolica gestisce pure attività scolastiche; ci sono una quarantina di scuole con circa 15.000 bambini. Si cerca di dare loro una formazione continua fino alla terza media, nella speranza che siano loro gli artefici di un futuro migliore. Le scuole sono aperte a tutti, qualunque sia la confessione religiosa di appartenenza e funzionano anche grazie ai contributi delle adozioni a distanza.
Le donazioni che vengono inviate non servono dunque semplicemente ad “adottare un bambino”, ma soprattutto a gestire queste strutture scolastiche che sono a disposizione di tutta la comunità, senza alcuna discriminazione. Ai bambini viene fornito il materiale didattico e la divisa. Ai frequentanti la scuola materna viene inoltre somministrato un pasto giornaliero, comprendente tè, pane, legumi o riso.
Una delle esigenze urgenti in questi luoghi rurali è l’acqua potabile. La stragrande maggioranza della gente si reca al fiume più vicino, dove trova acqua che evidentemente non è potabile. L’impegno dei missionari è dunque quello di procurare acqua potabile per decine di villaggi. Lo si fa potenziando le sorgenti, scavando pozzi e, dove è possibile, portando l’acqua con tubature lunghe molti chilometri. Finora sono stati scavati più di 160 pozzi di acqua potabile, pozzi la cui profondità varia dai 160 ai 20° metri. Ma le necessità sono tutt’altro che esaurite e la richiesta è tuttora urgente. L’esperienza insegna che torna più utile potenziare le sorgenti, che in queste zone sono numerose.
Un altro campo di intervento urgente è il settore agricolo. Qui la stragrande maggioranza della popolazione vive di un’agricoltura di pura sussistenza. Fanno difetto mezzi, strumenti di lavoro, capacità professionali e un’auspicabile apertura mentale. Mancano conoscenze utili per variare i prodotti coltivati. La massima parte dell’attività agricola è legata al ciclo stagionale e dipende esclusivamente dalle piogge. La produzione è dunque scarsa e ci si accontenta di un unico raccolto per anno da un terreno fertile con il quale si potrebbero avere almeno tre raccolti all’anno. L’impegno della chiesa cattolica è quello di istruire i contadini perché coltivino meglio le loro terre tramite l’irrigazione e imparino modalità di colture più razionali.
Autore: Antonio Bernabè

