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	<title>Volontario in Etiopia</title>
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		<title>Il racconto dell&#8217;esperienza di Sergio: &#8220;L&#8217;incontro&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 09:51:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esperienze]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ lunga la strada che porta a Burat,  curve, fango, ponti, asini, capre, piccoli villaggi, capanne isolate. E’ lunga la strada che porta Burat, durante la stagione delle piogge,poi, praticamente impraticabile, il fondo diventa viscido e le salite diventano un muro inviolabile. E’ lunga la strada che porta a Burat, ma è cosi dolce arrivare; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ lunga la strada che porta a Burat,  curve, fango, ponti, asini, capre, piccoli villaggi, capanne isolate. E’ lunga la strada che porta Burat, durante la stagione delle piogge,poi, praticamente impraticabile, il fondo diventa viscido e le salite diventano un muro inviolabile. E’ lunga la strada che porta a Burat, ma è cosi dolce arrivare;  scendo dalla Jeep e chiudo gli occhi, respiro…respiro a fondo e sento l’aria carica di umidità, l’odore dell’eucalipto e della terra bagnata, il profumo acre della legna bruciata nelle capanne. Apro gli occhi e ritrovo il cielo Etiope ed il verde delle piante, così intenso che non sembra vero. E’ passato un anno eppure tutto mi sembra così familiare, anche i visi della gente mi sembra di non averli mai dimenticati, come relegati per tutto questo tempo nel limbo dei miei ricordi e riemersi ora vividi  e sorprendenti.</p>
<p>Sono ritornato qui con Giancarla per aiutare le Suore che gestiscono un ambulatorio e che quotidianamente combattono la loro personale guerra contro le infezioni e le malattie. Ogni giorno arrivano dai villaggi vicini decine di bimbi, donne, anziani che impiegano ore di cammino per farsi curare ferite, ascessi, ustioni, febbre, infezioni polmonari ed intestinali.</p>
<p>Passano rapidissime le ore quando nel lavoro si mette dedizione ed impegno, quando per ogni medicazione od iniezione ti accorgi che anche una parte di te si sta sanando, come se per ogni azione che fai nei confronti di questi ammalati ti ritornasse il corrispettivo in serenità e soddisfazione; non importa più se manca la corrente elettrica, se non c’è la televisione,  o se costantemente manca il campo per il cellulare, ciò che conta adesso è  accorgersi che non ti manca nulla, che il poco che ti circonda basta per dar pace al tuo cuore.</p>
<p>La stessa pace che da il ricordare i visi delle persone che hai incontrato durante il giorno, visi delicati e raffinati in netto contrasto con le mani consumate, nodose, sofferte; mani di chi quotidianamente strappa all’esistenza il poco con cui vivere, ma ancor più in contrasto con i piedi che hanno già calpestato nudi le lunghissime distanze del vivere quotidiano, piedi forgiati dalla terra dura e dalle pietre inclementi, come se un Dio ispirato avesse messo tanta meticolosità nello  scolpire  visi così aggraziati, nasi così regolari,  labbra così perfette da non accorgersi che il tempo era scaduto costringendolo  ad abbozzare appena i piedi lasciandoli incompiuti, grossolani.</p>
<p>Ma ciò che ha dato spessore alla mia breve esperienza africana è stato il concetto dell’incontro, incontro non solo con la gente, ma anche incontro con  un diverso ritmo del vivere, del considerare lo scorrere del tempo, del valutare lo spazio.</p>
<p>Mi chiedo ogni volta cosa porterò con me di questi incontri, come riuscirò a trasporre questa esperienza nel mio vivere quotidiano,come  potrò inserire un frammento di vita africana nella mia vita occidentale? Davvero non lo so…però finalmente so cosa intendeva Ungaretti quando scrisse che “la vita è l’arte dell’incontro”.</p>
<p>Ma infine  mi rendo conto che tutto questo vale solo per l’attimo in cui, come illuminato,  ti accorgi che un altro vivere è possibile anche se sai perfettamente che non riuscirai a cambiare la tua vita una volta tornato a casa, ma l’averlo sperimentato anche per un attimo è il tesoro prezioso che porterai con te.</p>
<p><strong>E’ lunga la strada che porta a Burat, ma così breve il cammino che da Burat porta al mio cuore…</strong></p>
<p><strong><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/1-1024x768.jpg" rel="lightbox[248]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-252" title="Medici al lavoro" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/1-150x150.jpg" alt="Medici al lavoro" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/2-1024x768.jpg" rel="lightbox[248]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-253" title="Un'immagine dura della realtà Etiope" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/2-150x150.jpg" alt="Un'immagine dura della realtà Etiope" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/3-1024x768.jpg" rel="lightbox[248]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-254" title="Una donna etiope" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/3-150x150.jpg" alt="Una donna etiope" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/4-1024x768.jpg" rel="lightbox[248]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-255" title="Un'altra donna etiope" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/4-150x150.jpg" alt="Un'altra donna etiope" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/5-1024x768.jpg" rel="lightbox[248]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-256" title="Una bambina etiope" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/5-150x150.jpg" alt="Una bambina etiope" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/6-1024x768.jpg" rel="lightbox[248]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-257" title="Una ragazza etiope" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2010/06/6-150x150.jpg" alt="Una ragazza etiope" width="150" height="150" /></a><br />
</strong></p>
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		<title>Intervista a Andrea</title>
		<link>http://www.volontarioinetiopia.com/2009/12/16/intervista-ad-andrea/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 13:37:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ti chiami?
Andrea Moro
Quanti anni hai?
22
Di dove sei?
Udine
Come mai hai voluto fare un&#8217;esperienza di missione, c&#8217;è un motivo particolare che ti ha spinto ad andare in Etiopia?
La curiosità di vedere una realtà molto diversa da quella in cui sono cresciuto, andando al di là del modo in cui la televisione ed i media in generale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come ti chiami?</strong><br />
<em>Andrea Moro</em></p>
<p><strong>Quanti anni hai?</strong><br />
<em>22</em></p>
<p><strong>Di dove sei?</strong><br />
<em>Udine</em></p>
<p><strong>Come mai hai voluto fare un&#8217;esperienza di missione, c&#8217;è un motivo particolare che ti ha spinto ad andare in Etiopia?</strong><br />
<em>La curiosità di vedere una realtà molto diversa da quella in cui sono cresciuto, andando al di là del modo in cui la televisione ed i media in generale presentano queste zone del mondo; una grande passione per i viaggi; studio scienze internazionali e diplomatiche e nutro un forte interesse per il settore del volontariato internazionale, di cui sento spesso parlare all’università. La scelta di partire in particolare per l’Etiopia è nata da ragioni prevalentemente pratiche, come la durata del soggiorno, l’utilizzo dell’inglese, e le testimonianze di chi era partito prima di me, che ho trovato molto interessanti. Si è poi rivelata una scelta molto fortunata.</em></p>
<p><strong>C&#8217;era qualcosa o qualcuno che ti spingeva a non andare? Avevi qualche paura ad andare?</strong><br />
<em>Naturalmente ero un po’intimorito dalla possibilità di essere impreparato al viaggio, poiché non conoscevo esattamente la realtà dove avrei passato un mese. Informarsi comunque è stato facile, e ad Emdibir mi sono sentito a casa dopo pochissimi giorni.</em></p>
<p><strong>Che cosa ti ha colpito di più al tuo arrivo ad Addis Abeba?</strong><br />
<em>La disorganizzazione della città, il caos, il fatto che dietro ad ogni piccolo gesto come riempire il sacco della spesa ci sia qualcuno disposto a farlo al posto tuo in cambio di un piccolo compenso.</em></p>
<p><strong>Che sensazioni hai provato vivendo ad Emdibir, a contatto con la natura?</strong><br />
<em>In realtà in contatto con la natura era una cosa cui ero già abituato, in ogni caso è  sempre un’esperienza positiva da ripetere: ci si rende conto di che cosa conti davvero.</em></p>
<p><strong>Dopo questa esperienza pensi che qualcosa nella tua vita cambierà? Se si, che cosa?</strong><br />
<em>Si, anche se è difficile dire che cosa di preciso e in poche righe, perché è un tipo di  esperienza che ti tocca a vari livelli, in modo più o meno consapevole.  Sicuramente si impara a dare valore alle cose davvero importanti, ci si rende conto di quanto si è fortunati per il solo fatto di avere la possibilità economica di partire, e si capisce che questa fortuna non deve mai essere data per scontata, la si deve onorare.</em></p>
<p><strong>E&#8217; stato tutto come ti aspettavi?</strong><br />
<em>No. Quando Davide Trevisan (il mio compagno di viaggio) ed io abbiamo occasione di presentare la nostra esperienza diciamo sempre che all’inizio siamo rimasti un po’ delusi dalla situazione agevole in cui vivevamo lì, perché volevamo davvero scontrarci con una realtà difficile. Poi però aggiungiamo sempre che a pancia piena si fanno discorsi che altrimenti non si farebbero, e questo significa vivere un’esperienza rara e preziosa in modo più consapevole.</em></p>
<p><strong>Cosa ti rimarrà più impresso di questa esperienza?</strong><br />
<em>Le mille domande con cui sono tornato a casa.</em></p>
<p><strong>Quali sono stati i momenti più belli che hai vissuto in missione?</strong><br />
<em>Le discussioni, che sono state VERE occasioni di scambio e di conoscenza.</em></p>
<p><strong>C&#8217;è qualcosa che ti ha veramente stupito?</strong><br />
<em>Non c’è qualcosa, ci sono una miriade di cose. Se devo sceglierne una però dico l’ospitalità.</em></p>
<p><strong>Quale consiglio daresti ai futuri volontari?</strong><br />
<em>Di affidarsi a Paolo, tenendo bene a mente i suoi consigli e cercando di lasciare in camera le troppe precauzioni con cui inevitabilmente si parte. La testa va sempre usata, ma farsi trascinare dagli eventi e accettare le cose come vengono è forse l’unico modo per vivere con pienezza quest’esperienza. Sforzarsi di non pensare secondo gli schemi cui si è abituati è una delle esperienze più appaganti che un viaggio come questo può regalare.</em></p>
<p><strong>Ti piacerebbe ritornare ad Emdibir? E&#8217; perchè?</strong><br />
<em>Mi piacerebbe moltissimo, anche se vorrei avere la possibilità di impegnarmi più concretamente in qualche attività o progetto.</em></p>
<p><strong>Consiglieresti ad altre persone di fare un&#8217;esperienza simile?</strong><br />
<em>Assolutamente si. Secondo me un’esperienza come questa giova sia a chi vuole fare del volontariato internazionale una scelta professionale e di vita, sia a chi coltiva tutt’altri interessi ma nutre una semplice curiosità in questo senso. Entrambi sono stimoli che vanno coltivati.</em></p>
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		<title>Intervista a Alessandro</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 13:30:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ti chiami?Alessandro Perego
Quanti anni hai?43
Di dove sei?Novara
Come mai hai voluto fare un&#8217;esperienza di missione, c&#8217;è un motivo particolare che ti ha spinto ad andare in Etiopia?Nel marzo 2005 ho voluto recarmi in Etiopia per conoscere le 3 adozioni a distanza che abbiamo in famiglia. Inoltre ero in un momento non molto felice della mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come ti chiami?</strong><br /><em>Alessandro Perego</em></p>
<p><strong>Quanti anni hai?</strong><br /><em>43</em></p>
<p><strong>Di dove sei?</strong><br /><em>Novara</em></p>
<p><strong>Come mai hai voluto fare un&#8217;esperienza di missione, c&#8217;è un motivo particolare che ti ha spinto ad andare in Etiopia?</strong><br /><em>Nel marzo 2005 ho voluto recarmi in Etiopia per conoscere le 3 adozioni a distanza che abbiamo in famiglia. Inoltre ero in un momento non molto felice della mia vita pertanto volevo staccare un attimino e avere un momento di riflessione (dovevo per forza andare in un posto lontano e completamente diverso da dove vivo per capire che cosa volevo veramente fare e soprattutto per capire che i miei problemi di allora erano niente in confronto a quelli di tanta gente nel mondo).</em></p>
<p><strong>C&#8217;era qualcosa o qualcuno che ti spingeva a non andare? Avevi qualche paura ad andare?</strong><br /><em>Ho avvisato tutti pochi giorni dalla partenza in modo tale che nessuno mi condizionasse, dopo erano comunque tutti felici per me.</em></p>
<p><strong>Che cosa ti ha colpito di più al tuo arrivo ad Addis Abeba?</strong><br /><em>Ad Addis Abeba mi hanno colpito principalmente 2 cose: l&#8217;enorme numero di persone che vive e dorme sui marciapiedi o in mezzo alla strada in qualsiasi ora del giorno e della notte. Inoltre, il costante sorriso e la costante disponibilità nonostante la miseria e le disastrose condizioni di vita</em></p>
<p><strong>Che sensazioni hai provato vivendo ad Emdibir, a contatto con la natura?</strong><br /><em>A Emdibir provo sempre una gran sensazione di pace e serenità che nella nostra società non esiste più.</em></p>
<p><strong>Dopo questa esperienza pensi che qualcosa nella tua vita cambierà? Se si, che cosa?</strong><br /><em>Qualcosa è cambiato dopo la prima esperienza&#8230;ci sono tornato 6 volte, ormai sento l&#8217;esigenza tutti gli anni di staccare un momento dallo stress quotidiano.</em></p>
<p><strong>E&#8217; stato tutto come ti aspettavi?</strong><br /><em>La prima volta sono andato letteralmente alla cieca…successivamente bene o male so cosa mi aspetta (salvo sorprese dell&#8217;ultimo momento!!!)</em></p>
<p><strong>Cosa ti rimarrà più impresso di questa esperienza?</strong><br /><em>Il poter vivere a stretto contatto con gente, usi e costumi, completamente diversi dalla ns società che vive ancora nei tucul tradizionali.</em></p>
<p><strong>Quali sono stati i momenti più belli che hai vissuto in missione?</strong><br /><em>Quest&#8217;anno, grazie alle suore dell&#8217;ambulatorio di Burat, ho potuto assistere per la prima volta ad un parto in diretta. Una nuova vita, nonostante le difficoltà, è sempre una cosa magnifica.</em></p>
<p><strong>C&#8217;è qualcosa che ti ha veramente stupito?</strong><br /><em>Mi hanno stupito i progressi e i &#8220;miracoli&#8221; che le suore e i missionari locali fanno tutti i giorni nonostante la povertà di attrezzature e fondi.</em></p>
<p><strong>Quale consiglio daresti ai futuri volontari?</strong><br /><em>Ai futuri volontari dico di recarsi sul posto con grande entusiasmo e di stare sereni, qualsiasi loro conoscenza, esperienza lavorativa, attitudine sarà ricompensata da un grande sorriso e ringraziamento da parte di tutti. Qualsiasi cosa che verrà fatta sarà sempre qualcosa in più anche per loro.</em></p>
<p><strong>Ti piacerebbe ritornare ad Emdibir? E&#8217; perchè?</strong><br /><em>Mi piace sempre tornare a Emdibir, rivedere gli amici e assaporare come ho già detto pace, serenità e semplicità delle persone.</em></p>
<p><strong>Consiglieresti ad altre persone di fare un&#8217;esperienza simile?</strong><br /><em>Nel limite delle possibilità di ognuno, consiglio a tutti di provare un&#8217;esperienza di volontariato. Il posto dove ci si reca o la durata del periodo non è importante. Quello che è importante è confrontarsi con una realtà di vita e con della gente più sfortunata di noi per capire quanto siamo fortunati e soprattutto quanto ci lamentiamo inutilmente e non sappiamo apprezzare adeguatamente quello che abbiamo. E importante anche per capire che sovente essere poveri e non avere niente non significa essere necessariamente inferiori a noi, anzi&#8230;</em></p>

<a href='http://www.volontarioinetiopia.com/2009/12/16/intervista-ad-alessandro/dsc_0030/' title='Un angioletto ammalato di leucemia'><img width="150" height="150" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0030-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Un angioletto ammalato di leucemia" /></a>
<a href='http://www.volontarioinetiopia.com/2009/12/16/intervista-ad-alessandro/dsc_0074/' title='Alcune suore missionarie'><img width="150" height="150" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/DSC_0074-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Alcune suore missionarie" /></a>
<a href='http://www.volontarioinetiopia.com/2009/12/16/intervista-ad-alessandro/pozzo1/' title='Il motore del pozzo '><img width="150" height="150" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/Pozzo1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Il motore del pozzo" /></a>
<a href='http://www.volontarioinetiopia.com/2009/12/16/intervista-ad-alessandro/villaggio-51/' title='Un bambino del villaggio'><img width="150" height="150" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/Villaggio-51-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="Un bambino del villaggio" /></a>

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		<title>Intervista a Sabrina</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 13:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[
Come ti chiami?Sabrina
Quanti anni hai?41
Di dove sei?Torino
Come mai hai voluto fare un&#8217;esperienza di missione, c&#8217;è un motivo particolare che ti ha spinto ad andare in Etiopia?Ho voluto fare un&#8217;esperienza di missione perché mi sembrava di non avevo mai prestato particolare attenzione a persone che vivevano situazioni più difficili rispetto alla mia.
C&#8217;era qualcosa o qualcuno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/ETHIOPIA_2009.jpg" rel="lightbox[226]"><img class="size-medium wp-image-228 aligncenter" title="Foto di gruppo con alcuni volontari" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/ETHIOPIA_2009-300x200.jpg" alt="Foto di gruppo con alcuni volontari" width="300" height="200" /></a></em></p>
<p><strong>Come ti chiami?</strong><br /><em>Sabrina</em></p>
<p><strong>Quanti anni hai?</strong><br /><em>41</em></p>
<p><strong>Di dove sei?</strong><br /><em>Torino</em></p>
<p><strong>Come mai hai voluto fare un&#8217;esperienza di missione, c&#8217;è un motivo particolare che ti ha spinto ad andare in Etiopia?</strong><br /><em>Ho voluto fare un&#8217;esperienza di missione perché mi sembrava di non avevo mai prestato particolare attenzione a persone che vivevano situazioni più difficili rispetto alla mia.</em></p>
<p><strong>C&#8217;era qualcosa o qualcuno che ti spingeva a non andare? Avevi qualche paura ad andare?</strong><br /><em>Si molte amiche/ci mi dicevano che non sarei dovuta andare da sola, che era un paese pericoloso e pieno di rischi. Altri mi dicevano che sarebbe stato solo &#8220;deprimente&#8221; vivere situazioni del genere.</em></p>
<p><strong>Che cosa ti ha colpito di più al tuo arrivo ad Addis Abeba?</strong><br /><em>Addis Abeba mi é sembrato un posto caotico e molto inquinato.</em></p>
<p><strong>Che sensazioni hai provato vivendo ad Emdibir, a contatto con la natura?</strong><br /><em>Emdibir é un posto molto isolato, lontano da centri urbani grandi e le strade così dissestate fanno ancora di più aumentare la sensazione di isolamento. Nonostante questo non si sente mai la voglia di tornare indietro ed ogni giorno é così pieno di cose che ti emozionano che ci si rende conto di vivere dei momenti davvero speciali.</em></p>
<p><strong>Dopo questa esperienza pensi che qualcosa nella tua vita cambierà? Se si, che cosa?</strong><br /><em>Penso che presterò più attenzione a non spendere il denaro in cose inutili e nello stesso tempo anche il mio tempo lo vorrei dedicare di più a cose che mi consentano di relazionarmi meglio con gli altri.</em></p>
<p><strong>E&#8217; stato tutto come ti aspettavi?</strong><br /><em>Non sapevo cosa aspettarmi. E&#8217; stato tutto diverso ma molto bello.</em></p>
<p><strong>Cosa ti rimarrà più impresso di questa esperienza?</strong><br /><em>La spontaneità e disponibilità delle persone intorno a me.</em></p>
<p><strong>Quali sono stati i momenti più belli che hai vissuto in missione?</strong><br /><em>I momenti passati con la famiglia di Paolo e con le suore di Burat</em></p>
<p><strong>C&#8217;è qualcosa che ti ha veramente stupito?</strong><br /><em>Quanto alcune persone facciano dedicando la loro vita interamente agli altri</em></p>
<p><strong>Quale consiglio daresti ai futuri volontari?</strong><br /><em>Di aprirsi agli altri e non giudicare gli altri modi di vivere</em></p>
<p><strong>Ti piacerebbe ritornare ad Emdibir? E&#8217; perchè?</strong><br /><em>Mi piacerebbe molto tornare ad Emdibir perché sono stata molto bene con tutti; é un&#8217;esperienza che mi ha arricchita molto, mi ha fatto crescere e mi ha permesso di vedere con occhi diversi anche la nostra vita in  Italia ricca di cose e povera di affetti.</em></p>
<p><strong>Consiglieresti ad altre persone di fare un&#8217;esperienza simile?</strong><br /><em>Consiglierei a chiunque si sente &#8220;pronto&#8221; di fare un&#8217;esperienza del genere.</em></p>
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		<title>L&#8217;asilo di Mekana</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 13:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

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		<description><![CDATA[Mekana è un piccolo villaggio immerso nel verde più incontaminato. La bellezza di questi villaggi nasconde però tante difficoltà. La strada che attraversa Mekana diventa assolutamente impraticabile durante la stagione delle piogge. Per le donne che sono comunque obbligate ad andare a piedi, andare al mercato con pesanti fardelli legati alla schiena diventa sempre più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mekana è un piccolo villaggio immerso nel verde più incontaminato. La bellezza di questi villaggi nasconde però tante difficoltà. La strada che attraversa Mekana diventa assolutamente impraticabile durante la stagione delle piogge. Per le donne che sono comunque obbligate ad andare a piedi, andare al mercato con pesanti fardelli legati alla schiena diventa sempre più difficile.</p>
<p>Dal canto suo la Chiesa Cattolica cerca di aiutare la popolazione locale.</p>
<p>Pochi anni fa è stata costruita una piccola scuola materna con tre classi. Il pavimento è in cemento, mentre le pareti sono in legno ed il tetto in lamiera. Si tratta dell&#8217;unica scuola nel raggio di 15 chilometri.</p>
<p>Il sacerdote, Padre Fikru, è ora impegnato nella raccolta fondi per poter dare anche un pasto ai bambini iscritti, dato che la situazione che stanno vivendo è assolutamente critica sotto ogni punto di vista. L&#8217;ospedale più vicino è a oltre 40 chilometri di distanza e non ci sono altre strutture sanitarie di alcun genere.</p>

<a href='http://www.volontarioinetiopia.com/2009/12/16/lasilo-di-mekana/dscf2292/' title='DSCF2292'><img width="150" height="150" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/DSCF2292-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="DSCF2292" /></a>
<a href='http://www.volontarioinetiopia.com/2009/12/16/lasilo-di-mekana/dscf8932/' title='L&#039;asilo di Mekana'><img width="150" height="150" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/DSCF8932-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="L&#039;asilo di Mekana" /></a>
<a href='http://www.volontarioinetiopia.com/2009/12/16/lasilo-di-mekana/dscf2300/' title='I bambini dell&#039;asilo di Mekana'><img width="150" height="150" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/DSCF2300-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="" title="I bambini dell&#039;asilo di Mekana" /></a>

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		<title>Banchi di scuola acquistati dall&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 13:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Le attività delle quali la Chiesa Cattolica si occupa maggiormente sono istruzione e sanità.
Per quanto riguarda le strutture scolastiche, nella diocesi di Emdibir, ce ne sono quaranta di diverso ordine e grado, ma soprattutto asili.
Il passo più difficile è quello di cercare fondi per costruire l&#8217;edificio scolastico, dato che sono molto costosi. Dopo averlo fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le attività delle quali la Chiesa Cattolica si occupa maggiormente sono <strong>istruzione </strong>e <strong>sanità</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda le strutture scolastiche, nella diocesi di Emdibir, ce ne sono quaranta di diverso ordine e grado, ma soprattutto <strong>asili</strong>.</p>
<p>Il passo più difficile è quello di cercare <strong>fondi per costruire l&#8217;edificio scolastico</strong>, dato che sono molto costosi. Dopo averlo fatto è necessario cercare, solitamente, un altro sponsor che aiuti ad acquistare gli arredamenti: banchi, scrivanie, lavagne e scaffali.</p>
<p>Spesso, su iniziativa di insegnanti sensibili, alcune classi di alunni in Italia, si impegnano a cercare fondi per aquistare gli arredamenti.</p>
<p>In questa foto si vedono i banchi che sono stati acquistati grazie ad un&#8217;iniziativa proposta da una scuola materna nel comune di Varmo in provincia di Udine.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/h.jpg" rel="lightbox[216]"><img class="alignnone size-medium wp-image-217" title="Banchi di scuola acquistati dall'Italia" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/h-300x225.jpg" alt="Banchi di scuola acquistati dall'Italia" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>L&#8217;alimento base dei guraghe: il &#8220;coccio&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 16:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altro]]></category>

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		<description><![CDATA[La diocesi di Emdibir ricopre due regioni, una è quello dello West Shoa e l&#8217;altra è quella Guraghe. Nella West Shoa l&#8217;etnia più numerosa è quella degli Oromo, nella seconda anche l&#8217;etnia si chiama Guraghe. Questi sono molto conosciuti in Etiopia perchè, a differenza degli altri, il loro cibo principale è il &#8220;coccio&#8221;. Si tratta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La diocesi di Emdibir ricopre due <strong>regioni</strong>, una è quello dello <strong>West Shoa</strong> e l&#8217;altra è quella <strong>Guraghe</strong>. Nella West Shoa l&#8217;etnia più numerosa è quella degli Oromo, nella seconda anche l&#8217;etnia si chiama Guraghe. Questi sono molto conosciuti in Etiopia perchè, a differenza degli altri, il loro <strong>cibo principale è il &#8220;coccio&#8221;</strong>. Si tratta di una sorta di focaccia alta non più di un centimetro che viene consumata regolarmente ad ogni pasto in compagnia di caffè e qualche verdura.</p>
<p style="margin-top: 20px; text-align: center;"><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/coccio.jpg" rel="lightbox[203]"><img class="size-medium wp-image-204" title="Lavorazione del falso banano" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/coccio-300x200.jpg" alt="Lavorazione della pianta del falso banano" width="300" height="200" /></a><br />Lavorazione della pianta del falso banano</p>
<p style="text-align: left;">Il coccio viene ricavato da una pianta comunemente chiamata <strong>falso banano</strong>. Il motivo che giustifica il nome è molto semplice: assomiglia molto alla pianta delle banane, ma non da alcun frutto. I guraghe invece riescono a ricavarne del cibo. Dalla pianta viene tolta la corteccia, l&#8217;interno è composto quasi esclusivamente da una polpa bianca. Questa viene resa in poltiglia con degli attrezzi di legno, si tratta di un lavoro esclusivamente femminile. Questa poltiglia viene poi messa in buchi scavati nel terreno profondi circa un metro e rivestiti con foglie di falso banano.<br />
All&#8217;occorrenza viene tolta dal buco un pò di questa poltiglia, viene tagliata finemente e poi cotta su di un disco di metallo.</p>
<p>La cosa più positiva è che questa poltiglia, <strong>messa sotto terra, può durare per diversi anni</strong> e che la pianta resiste anche a lunghi periodi di siccità.
</p>
<p style="margin-top: 20px; text-align: center;">
<div style="float: left;"><div id="attachment_205" class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/piante-falso-banano.jpg" rel="lightbox[203]"><img class="size-medium wp-image-205" title="una casa tradizionale circondata da piante di falso banano" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/piante-falso-banano-300x225.jpg" alt="Una casa tradizionale circondata da piante di falso banano" width="200" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Una casa tradizionale circondata da piante di falso banano </p></div></div>
<div style="float: right;"><div id="attachment_206" class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/coccio-pronto.jpg" rel="lightbox[203]"><img class="size-medium wp-image-206" title="il coccio pronto per essere consumato" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/12/coccio-pronto-300x200.jpg" alt="Il coccio pronto per essere consumato" width="200" height="150" /></a><p class="wp-caption-text">Il coccio pronto per essere consumato</p></div></div>
<div style="clear: both;">&nbsp;</div></p>
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		<title>Un laboratorio di taglio e cucito</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 07:59:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[Per avviare questa piccola attività il procedimento è stato piuttosto lungo, ma alla fine i risultati sono stati molto buoni.
Cinque donne hanno frequentato un corso di taglio e cucito organizzato dalle suore di Emdibir (le francescane missionarie di Nostra Signora) durato ben due anni. Alla fine di questo periodo di formazione è stato acquistato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per avviare questa piccola attività il procedimento è stato piuttosto lungo, ma alla fine i risultati sono stati molto buoni.</p>
<p>Cinque donne hanno frequentato un corso di taglio e cucito organizzato dalle suore di Emdibir (le francescane missionarie di Nostra Signora) durato ben due anni. Alla fine di questo periodo di formazione è stato acquistato un piccolo negozio nel centro di Emdibir dove adesso le donne che hanno frequentato il corso hanno la possibilità di lavorare.</p>
<p>Eseguono riparazioni sui vestiti e fanno anche degli oggetti che poi mettono in vendita, ad esempio lenzuola, copriletti ed anche vestiti.</p>
<p>In questo progetto è inserita una ragazza sordo muta, prima di questo non aveva alcuna possibilità di lavorare.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/IMG_3052.jpg" rel="lightbox[197]"><img class="size-medium wp-image-196 aligncenter" title="Corso di taglio e cucito per le donne" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/IMG_3052-300x225.jpg" alt="Corso di cucito per donne" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Un piccolo laboratorio per il lavoro del telaio</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 07:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[La tradizione vuole che chi si occupa di lavorare al telaio sia esclusivamente un maschio. Nella regione del Guraghe, dove si trova Emdibir, i lavori hanno ancora questo carattere tradizionale, alcuni possono farli sono gli uomini, altri solo le donne.  L&#8217;idea di base è comunque sempre la stessa, quella di dare lavoro a chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tradizione vuole che chi si occupa di lavorare al telaio sia esclusivamente un maschio. Nella regione del Guraghe, dove si trova Emdibir, i lavori hanno ancora questo carattere tradizionale, alcuni possono farli sono gli uomini, altri solo le donne.  L&#8217;idea di base è comunque sempre la stessa, quella di dare lavoro a chi ha bisogno e a chi ha voglia.  Un piccolo laboratorio avviato nei primi mesi del 2009 dove vengono preparate delle stoffe utilizzando il telaio. Tre uomini sono coinvolti nel progetto, uno dei quali è sordo muto e prima di fare questa attività non aveva alcuna possibilità di lavorare.  I giovani producono sciarpe e stoffe che vengono usate per confezionare diversi articoli per la casa, ad esempio tovagli di diverse misure, tende, copri cuscini, borse ecc.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/DSCF9842.jpg" rel="lightbox[192]"><img class="size-medium wp-image-194 aligncenter" title="Laboratorio per il lavoro del telaio" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/DSCF9842-300x225.jpg" alt="Laboratorio per il telaio" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Le necessità: un refettorio per la scuola di Zizencho</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 15:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti]]></category>

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		<description><![CDATA[La missione di Zizencho è piuttosto recente ed in continuo fermento. Avviata nel 2005 con la costruzione di un piccolo asilo, ora comprende anche una scuola elementare ed un ambulatorio. I primi lavori erano stati iniziati da un sacerdote diocesano, una piccola scuola materna con solo tre aule.
Nel marzo del 2007 è arrivata una congregazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La missione di Zizencho è piuttosto recente ed in continuo fermento. Avviata nel <strong>2005 </strong>con la costruzione di un <strong>piccolo asilo</strong>, <strong>ora </strong>comprende anche una <strong>scuola elementare</strong> ed un <strong>ambulatorio</strong>. I primi lavori erano stati iniziati da un sacerdote diocesano, una piccola scuola materna con solo tre aule.</p>
<p>Nel marzo del 2007 è arrivata una congregazione di suore missionarie dall&#8217;India, le Suore dell&#8217;Imitazione di Cristo. Hanno subito cominciato a darsi da fare per migliorare la missione. Prima di tutto hanno capito la necessità di dar da mangiare ai bambini. Hanno fatto costruire una piccola <strong>cucina in lamiera</strong> dove veniva preparato il pane, il té e qualche legume bollito per tutti gli scolari. Dopo pochi mesi è subito cominciata la costruzione di un nuovo edificio che adesso ospita la scuola elementare. Come se non bastasse<strong> dai primi mesi del 2008</strong> hanno iniziato ad occuparsi di sanità, ora nel loro <strong>ambulatorio </strong>c&#8217;è una media di <strong>80 pazienti giornalieri</strong>.</p>
<p>Come detto, <strong>ai bambini viene dato un pasto giornaliero</strong>, però non c&#8217;è un salone dove possono mangiare. Infatti <strong>si siedono all&#8217;aperto e consumano il pasto seduti per terra</strong>. Una delle primarie necessità sarà proprio quella di <strong>costruire un refettorio</strong> per mettere a disposizione dei bambini un posto più pulito e salubre.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/DSCF9784.JPG" rel="lightbox[186]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-187" title="Bambini a pranzo" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/DSCF9784-150x150.jpg" alt="Bambini a pranzo" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/DSCF9797.JPG" rel="lightbox[186]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-188" title="Bambini a pranzo" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/DSCF9797-150x150.jpg" alt="Bambini a pranzo" width="150" height="150" /></a><a href="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/DSCF9796.JPG" rel="lightbox[186]"><img class="alignnone size-thumbnail wp-image-189" title="Bambini a pranzo" src="http://www.volontarioinetiopia.com/wp-content/uploads/2009/11/DSCF9796-150x150.jpg" alt="Bambini a pranzo" width="150" height="150" /></a></p>
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